01 feb 2012

...e il giornalismo scientifico?

Sono cresciuta con la convinzione che il giornalismo scientifico non fosse per tutti e così ho sempre pensato. Ma questo ha ancora senso nel 2012? l'informazione d'elite, passatemi il termine!
L'informazione scientifica si legge e pubblica su riviste specializzate, insomma non è per tutti, non tutti hanno gli strumenti per capirla. Anche questo che senso ha negli anni duemila? O meglio i curiosi a cui mancano gli strumenti scientifici non hanno diritto a capirci qualcosa?


Su Appuntidigitali.it se ne discute: da una parte l'informazione scientifica e e dall'altra wikipedia. L'accusa è che wikipedia non sia attendibile ne verificabile, ha il valore di aver diffuso informazioni più specificatamente scientifiche e tecniche ai più, ma non è verificata e controllata da tecnici  o da scienziati detentori della verità scientifica.
I ricercatori stessi, pubblicano, solo dopo anni di fatiche, e attente verifiche di altri scienziati, le loro scoperte su  riviste specializzate. Sulla rete arrivano ancor dopo, quando arrivano. I tempi sono molto lunghi.
Nella rete questo è possibile? Come si rapporta la rete al giornalismo scientifico? E spesso sono proprio gli scienziati ad avere diffidenza dei nuovi media. I media vengono accusati di riportare in modo impreciso le informazioni scientifiche.
Rimane, in ogni caso, il problema che l'informazione scientifica deve affrontare: come arrivare a quello che, viene definito grande pubblico? Per questo dovrà trovare anch'esso un via digitale.

Ma forse una soluzione c'è, come suggerisce Eleonora Presani su Appuntidigitali.it: si tratta di ArXiv, una comunità scientifica. E' l'Università di Cornell a curarla. E' un archivio per pubblicazioni scientifiche consultabili online. Ma anche su essa si sollevano voci di non completa verificabilità, di come si stabiliscano i criteri di accesso alla pubblicazione.

Ancora una volta l'informazione e il giornalismo si trovano di fronte alla scelta digitale: rinascere o morire?

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