Visualizzazione post con etichetta social network. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta social network. Mostra tutti i post

9 dic 2011

Comunicazione: trend 2012

Che i social network, i social media stiano influenzando il modo di comunicare delle aziende è ormai più che ovvio. Palese. Ma tutti gli addetti ai lavori se ne sono resi conto? Se ne accorgeranno a breve? Ho riassunto qui i trend, più che ovvi direi, individuati per il 2012. A chi il compito di fare cosa? Chi sarà responsabile per cosa? ci sarà un addetto media tuttofare?Oppure tanti piccoli addetti per ogni micromondo digitale? Oltre al cambiare i metodi e i mezzi della comunicazione aziendale, cambiano anche le professioni di chi se ne occupa.

18 ott 2011

Lo stato dei social media secondo Solis

Social Media. Quanto se ne parla...sembrano avere lo scettro in mano del business. Dietro a queste due parole (ovviamente in inglese) che si nasconde? Cosa  comprendono?

Brian Solis in un suo articolo ci aiuta nella comprensione, raccontando che sta succedendo nel rapporto fra business e social media in USA.

Nella definizione di social media vanno inseriti i network di contatti, le reti sociali (Facebook, Google+, Flickr) i forum e le community e i portali in cui si discute di specifici argomenti o prodotti e un altro tipo di rete sociale come il microblogging di Twitter.

Sono definiti social per la loro funzione principale di condivisione e media perché sono il ‘luogo’  all’interno de quali vengono condivise, distribuite idee, notizie, appuntamenti, eventi, immagini e video.

30 giu 2011

Google+ Project

Primo, si chiama Google Plus. Secondo, arriva, senza dubbio, dopo Facebook. 
Premesso questo, l'ennesimo tentativo di Social Network del gruppo Google è arrivato e sembra interessante.

Al momento si tratta di una sperimentazione ad invito per pochi utenti.

Scorriamo insieme la presentazione di Google+ sul blog ufficiale di Google.

"...le sfumature e la sostanza delle interazioni della vita reale si perdono nella rigidità degli strumenti online... la condivisione online è inefficace.. il nostro obiettivo è risolvere questo problema..." cosa cambia davvero rispetto a Facebook? non c'è molta umanità in più, sempre di online si tratta. Forse il carattere 'umanitario' sta nel sistema dei Circles che permette al sadismo umano di selezionare e dividere in gruppi le persone... Nonostante le ottime (e ben studiate) parole di presentazione rimane il fatto che non si possa 'umanizzare' una relazione online più di tanto.

A proposito di Circles leggiamo: "... le persone usano già delle circles (cerchie) della vita reale per esprimersi e per condividere esattamente ciò che vogliono con le persone giuste... basta creare un circle, aggiungervi delle persone e condividere le ultime novità..." Se funzionerà davvero, come si vede nel video, sicuramente superato il 'trauma' di classificare le persone ha il vantaggio di essere molto più semplice e immediato di FB. Il punto a favore di Google+ è che la privacy, sembra semplice da ottenere.




Sparks (spunti): " ...abbiamo notato che è ancora troppo difficile trovare e condividere le cose che ci interessano davvero.Così abbiamo sviluppato  un motore per la condivisione online... aggiungete i vostri interessi e avrete sempre qualcosa da guardare leggere o condividere... con la giusta cerchia di amici..." Direi che si tratta di un newsfeed che potrebbe essere utile e, soprattutto contenere solo gli argomenti di interesse.

Hangouts: "... volevamo che gli incontri sullo schermo fossero divertenti, fluidi e casuali... l'incontro casuale con il video in diretta multi-utente, gli hangouts ti permettono di partecipare quando sei libero e trascorrere del tempo con i tuoi circles faccia a faccia..." Un vantaggio social in più rispetto a FB.

Mobile:" con Google+  puoi aggiungere la tua posizione geografica a ogni post. Ma puoi anche scegliere di non farlo..." Niente di nuovo all'orizzonte, direi.

Instant Upload: ".. caricamento istantaneo ogni volta che scatti una foto... ad un album privato... la rende disponibile su tutti i tuoi dispositivi. Pronta per essere condivisa come vuoi" Più veloce, con il vantaggio di decidere se condividere o meno. Meno tempo perso, bene!

Huddle: "mettersi d'accordo con gli amici... può essere davvero complicato nella vita... ha pensato un sistema di messaggistica di gruppo che permette a tutte le persone di un Circle di sapere cosa succede al momento giusto" Il vantaggio sta sempre nell'uso del circle, cioè nel poter decidere con chi dialogare. La messaggistica non rappresenta nulla di nuovo.

Credo, concludendo, che due siano le cose per cui proverei Google+: la possibilità maligna di rinchiudere in circles i propri amici/conoscenti/colleghi. Questo, se nei fatti corrisponderà alle parole lette, permetterà di avere la 'vera' privacy online ed eliminerà il problema profilo pubblico versus lavoro.  
La seconda cosa è la funzione hangout, che è innovativa rispetto a FB, anche se forse nonne avevamo bisogno, dato che esiste già skype. 

Per chi normalmente utilizza il proprio account google (account, gmail, google reader, feed etc...) è senz'altro un vantaggio. Se funzionerà, raggiungendo FB, lo supererà per il vantaggio di fare molte più cose da un solo account (chattare, condividere, parlarsi e vedersi...), ma prima deve guadagnarsi la fiducia di milioni di persone......

Che dite?

1 apr 2011

Week-end e sera: questi i momenti migliori per usare Twitter. Ma ognuno può scoprire quando è il suo.

Dan Zarrella, scienziato nel campo della ricerca, del sociale e del viral marketing presso HubSpot oltre che autore,  ha studiato per due anni i cinguettii di Twitter. Dalla ricerca sono venute fuori alcune regole empiriche per conoscere il miglior momento in cui tweetare. 

 Se si vuole aumentare il numero di follower, è necessario tweetare in media 22 volte al giorno. Per avere il maggior numero di tweet, bisogna lanciare i propri messaggi tardi, la sera. Queste le linee generali.

Zarrella non si è fermato ed ha creato uno strumento TweetWhen che suggerisce -  a chiunque inserisca il proprio nome twitter  e email  - quando è meglio utilizzare Twitter per avere il massimo risultato. La logica è semplice: trovare tempi che non sono confusi dai tweet di chiunque e i fine settimana, in cui  le persone pensano di più al consumo.

Altra raccomandazione: non veragognarsi e mandare lo stesso messaggio 2 o 3 volte al giorno. E'p iù efficace che un solo tweet. Ora non rimane che provare.

18 gen 2011

TUNISIA, FACEBOOK, SOMMOSSE E NOTIZIE

Ecco la traduzione di un interessante articolo tratto da Huffingtonpost.com che racconta la Tunisia in rivolta e il giornalismo. Spiega come i social network siano l'elemento chiave dell'aggregazione e dei movimenti e della diffusione delle informazioni, uniti alla volontà delle persone.

Come gli utenti di Facebook cambieranno le redazioni
di Romina Riuz-Goiriena (14 gennaio 2010)
(Giornalista attualmente risiede a Parigi, Francia)
Quando in migliaia, da Tehran, si collegarono alla rete per protestare contro i risultati delle elezioni presidenziali dell’estate del 2009, il primo istinto dei media occidentali tradizionali fu quello di girarsi dall’altra parte e chiudere gli occhi. Non passarono molti giorni quando un numero enorme di attivisti e studenti stavano muovendosi con decisione attraverso Twitter e realtà come la CNN infine compresero che seguire quel fenomeno valeva probabilmente parte del loro tempo. Sfortunatamente dopo che ogni cosa era stata detta e fatta, molti fra i miei amici giornalisti nelle redazioni in tutto il mondo conclusero che la protesta di Tehran via Twitter rappresentasse un episodio isolato – fino ad ora. Dopo settimane di malcontento e disordini in Tunisia, visibili solo attraverso video pubblicati su Facebook, sembra che la nostra apprensione psicologica di dipendere da un social network come fonte alla fine si placherà.

“Circa 3.6 milioni di tunisini sono online. La maggioranza di queste manifestazioni, inclusa quella davanti al palazzo del presidente Ben Ali oggi è stata organizzata attraverso Facebook” raccontava Philip Rochot  in diretta da Tunis on Radio Inter,  minuti dopo il Primo Ministro Mohamed Ghannounchi annunciava di aver preso l’incarico della presidenza ad interim del paese.

La censura dei media aveva a lungo giocato un ruolo chiave nei 23 anni in cui alla guida del paese nordafricano vi era Zine El Abidine Ben Ali. Siti di condivisione video erano vietati in Tunisia fino a giovedì quando Ben Ali ha annunciato “Al Jazeera, YouTube, Dailymontion, Takriz saranno accessibili a tutti”. Lo scopo del discorso televisivo era quello di calmare i giovani tunisini. Ciò che non aveva realizzato era che l’altro sito: Facebook.com – a cui non aveva posto freno - era il principale colpevole.

Reti massimizzate

Settimane prima, Wikileaks aveva rilevato il vasto potere del regime di Ben Ali. Comunque, Mukhtar Trifi, a capo di Tunisian League for the Defence of Human Rights spiegava che sebbene paura e repressione erano dilaganti, Facebook forniva un’apertura a molti disoccupati e giovani tunisini. “Era qualcosa che tutti sapevamo ma semplicemente non se ne parlava… ancora, un tunisino su dieci ha un account su Facebook”.  

Mentre il rovesciamento del governo di Ben Ali non sarebbe stato possibile senza il sostegno dell’esercito, i tunisini dispiegavano video amatoriali della repressione della polizia, infiammando squadre e sommosse sui loro profili personali dalle loro case o dagli internet cafè.

“Punto chiave è che molti tunisini hanno famiglia e amici fuori dal paese, moltidi loro in Francia e in Europa. Questo significa che appena un video veniva inserito sul loro profilo, era automaticamente sulle ultime notizie di tutti gli amici e mebri della famiglia rendendo il controllo di Ben Ali impossibile” sottolinea Rochot in radio.

Creando un giornalismo responsabile

Per i giornalisti, la questione è sempre di come assicurare credibilità e responsabilità specialmente riguardo a una storia che vive solo attraverso video postati su social network. Firas Al-Atraqchi, professore di giornalismo all’Università americana del Cairo, scrive che per le prime due settimane “I filmati di Al Jazeera e France24 erano esclusivamente forniti da utenti tunisini dei social network”.

Imed Ben Said, giornalista multimediale per il servizio online arabo di France24, ha sviscerato tutti i filmati con i suoi occhi. Nato in Tunisia, aveva 6 anni quando Ben Ali prese il potere e non avrebbe mai pensato di veder finire il regime. Quando alcuni fra i suoi amici e famigliari iniziarono a postare video e messaggi su Facebook, egli fece  in modo di trasmettere le informazioni di prima mano e assicurarle ai canali Tv e web, in modo che essi avessero immagini direttamente dalle persone che per prime erano  testimoni degli eventi e del loro svolgersi.

“Prima le persone hanno postato in blog anonimamente, più tardi ihanno inizato a farlo direttamente sui loro profili” racconta Ben Said. “Abbiamo fatto il download delle loro immagini e video. In modo da verificare i fatti, iniziammo per essere sicuri che le stesse informazioni sarebbero state ripetute da differenti fonti, specialmente quelle che non si conoscevano fra loro”, spiega.

Per Ben Said, Facebook è stata la prima fonte di breaking news durante le sommosse e questo ha permesso a lui di conseguenza di far circolare le informazioni con una vasta copertura attraverso France24.  Sapeva comunque che proprio perché era su Facebook, doveva passare attraverso un abbastanza difficile processo di verifica dei fatti. “Dopo la prima ondata di resoconti, avremmo dovuto confermare le informazioni attraverso interviste telefoniche e dimostrazioni da diverse ONG e fonti ufficiali”, chiarisce.

Ben Said spiega che la Tunisia è solo il primo di molti paesi in cui i giovani stanno scegliendo di usare Facebook e Twitter per organizzare proteste dopo anni di silenzio. “Abbiamo visto che Facebook è già diffuso in Algeria e Mauritania e con le elezioni che ci saranno il prossimo anno in Egitto, i governi autoritari sanno che queste proteste virtuali potrebbero essere replicate nelle loro strade”.

Ben Said ripete che le redazioni hanno la responsabilità di monitorare tali siti. Ha affermato “i social network online non possono essere controllati. Una volta che l’informazione è là fuori, chiunque può avere accesso ad essa e non possiamo permetterci di ignorarlo”.

24 nov 2010

I NEW MEDIA SECONDO DAN FARBER DI CBSNEWS.COM

Brian Solis, ritenuto a livello mondiale, una delle principali voci dei nuovi media, ha intervistato Dan Farber, direttore editoriale di CBSNews.com, sul futuro del business delle notizie. Il video completo dell'intervista è disponibile sul canale youtube di Brian Solis, sul suo sito e debitamente inserito su Twitter.
L'intervista fa parte di una nuova serie di (R)evolution, brevi video in cui Solis insieme ad altre personalità, tratta di connessioni fra persone, di trend, di idee che possano definire il futuro dei new media.



Durante la breve chiacchierata i due esplorano il real-time del nuovo paesaggio media e il tema delle 3C (Consumption, Curation, Creation) del mondo informativo attuale. Brian chiede come il nuovo business dei media si reinventa, come affronta la diffusione delle notizie e come attira l'audience.
Dan Farber afferma che la convergenza dei media è creata proprio dall'unione dei nuovi mezzi tecnologici con la tradizione del giornalismo, grandi contenuti e grandi mezzi, almeno CBSNews.com fa questo.
Ma come si arriva all'audience? utilizzando diversi canali, arrivando alle persone direttamente dove si trovano, utilizzando quindi tutti gli apparecchi tecnologici disponibili e soprattutto grazie ai social media, inutile elencarli twitter, facebook, flickr etc etc. Un'altra fonte a cui attingere sono le informazioni sugli interessi degli utenti, cosa fanno, cosa gli interessa, dove sono. In questo modo si possono 'adattare' i contenuti da diffondere.  L'obiettivo è creare relazioni, coinvolgere sempre più persone. Questo perchè le audience sono sempre più diverse e nuove.
Bisogna concludere che le persone sono parte essenziale della diffusione e distribuzione di contenuti e fattori integranti di ogni passo del nuovo ciclo delle notizie.

14 set 2010

In rete il facebook che rispetta il Corano

Si chiama Ikhwanbook è un social network che unisce musumlani di diversa lingua e razza da ogni parte del mondo. Si tratta di un facebook riveduto e corretto a misura della Muslim Brotherhood (Fratellanza Musulmana) gruppo di opposizione egiziano, dandito dai media. Vi sarà grande attenzione alla privacy degli utenti e nessuna indulgenza verso comportamenti ritenuti 'deviati' come l'omosessualità e il consumo d'alcool.
Nella sezione about us (chi siamo) del social network si legge che il sito offre l'opportunità di aprire discussioni che dialogano su differenti temi includendo opinioni alla luce di un Islam moderato. Ikhwanbook, prosegue la descrizione, offre agli utenti un ambiente rispettabile, mirato e sofisticato. Ancora, unisce i membri interessati ai temi dell'Islam contemporaneo, includendo una riforma pacifica , presentando un modello di Islam moderato.