Ci sono testate online che basano la retribuzione dei loro collaboratori sui 'Like' che le notizie ricevono su Facebook. Perché?
Così parte la corsa a postare e ri-postare su FB una notizia, in modo che i 'mi piace' aumentino di ora in ora. Quale è il valore aggiunto che il media in questione guadagna con i like? Popolarità? Massima diffusione dei suoi contenuti, certamente. E poi? Quanti di quelli che apprezzano il link alla notizia, passano, poi, al sito web della testata?
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25 feb 2012
Il potere dei 'Mi piace'
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6 feb 2012
'Cosette 'sul giornalismo
Leggo, oggi, che pare che il Governo stia dando forma ad un Agenda Digitale...per traghettare l'Italia nel mondo attuale. Wow!
Allora va fatto un ripasso su rapporto fra rete e giornalismo. Qui sotto un elenco di 'cosette' che rappresentano il mondo del giornalismo oggi e il suo non-rapporto con la rete.
Non sono scoperte eccezionali, le hanno già dette in tanti, ma guardandomi in torno mi viene il dubbio che non siano così ovvie per tutti. E soprattutto non credo lo siano per molti giornalisti.
Allora va fatto un ripasso su rapporto fra rete e giornalismo. Qui sotto un elenco di 'cosette' che rappresentano il mondo del giornalismo oggi e il suo non-rapporto con la rete.
Non sono scoperte eccezionali, le hanno già dette in tanti, ma guardandomi in torno mi viene il dubbio che non siano così ovvie per tutti. E soprattutto non credo lo siano per molti giornalisti.
19 gen 2012
Pubblicista a chi?Una riflessione personale
Vorrei premettere che quando leggete sotto è riflessione gustosamente spontanea e immediata. Non ho studiato a fondo i programmi veri o presunti del Governo sull'ODG e i pubblicisti. È una riflessione personalissima sullo stato in generale dei pubblicisti e dell'ordine.
Avete mai pensato perché tutto rimbalza su internet perché lenotizie son sbagliate e ricorrette? Perchè non si capisce più nulla? Beh, forse cambierebbe qualcosa se il mestiere di giornalista rimanesse in mano solo a chi ha un reddito dignitoso ( come lo stabiliamo cosa è dignitoso?) beh vedrete cosa leggerete da allora in poi ... Sapete quanti giornalisti sono assunti dalle testate e quanti sono i collaboratori esterni?
4 gen 2012
Contro la web-pirateria
12 dic 2011
La comunicazione politica #1
Ne avevo brevemente accennato in questo post, che la politica abbia un linguaggio proprio, non è certo cosa nuova. Quello che stupisce è il fatto che siano i linguaggi dei media a modificarsi in funzione dell'ultimo trend politico e mai il contrario.
Questo a scapito dell'informazione.
La comunicazione di Berlusconi ha distorto quella politica, ne ha distorto il lessico, le regole perfino la gestualità. I dialoghi fra politici erano cambiati, prima ci si esprimeva uno alla volta, ora uno sull'altro. I talk show ci insegnano che non importa cosa si dice ma come lo dice, bisogna urlare più forte degli altri. Anche i numeri, i dati, così fondamentali per comprendere che accade, vengono utilizzati a casaccio o peggio, inventati sul momento. Il problema sta nel fatto che nessuno, i media che dovrebbero farlo!, li verifica.
Questo a scapito dell'informazione.
La comunicazione di Berlusconi ha distorto quella politica, ne ha distorto il lessico, le regole perfino la gestualità. I dialoghi fra politici erano cambiati, prima ci si esprimeva uno alla volta, ora uno sull'altro. I talk show ci insegnano che non importa cosa si dice ma come lo dice, bisogna urlare più forte degli altri. Anche i numeri, i dati, così fondamentali per comprendere che accade, vengono utilizzati a casaccio o peggio, inventati sul momento. Il problema sta nel fatto che nessuno, i media che dovrebbero farlo!, li verifica.
5 nov 2011
Interviste, giornalisti e bavaglio
L' Italia è l'unico paese in cui ogni giorno i quotidiani pubblicano interviste a politici. Sui quotidiani stranieri è un fatto raro, comunque poco utilizzato.
In Cina esiste un'agenzia che controlla radio, tv e cinema. Essa ha imposto di trasmettere ogni sera due ore di notizie approvate dal Governo ha, poi, annunciato nuovi vincoli e restrizioni per la versione cinese di Twitter.
In Italia, c'è il bavaglio all'informazione?
In Italia, al massimo, c'è chi volontariamente si fa imbavagliare. In Italia non sono, piuttosto, i giornalisti stessi a mettersi al servizio di qualche politico, a far da portavoce solo per suscitare polemica e conseguente interesse per la 'puntata' numero 2 della storia che non ci racconta nulla di nuovo?
In Cina esiste un'agenzia che controlla radio, tv e cinema. Essa ha imposto di trasmettere ogni sera due ore di notizie approvate dal Governo ha, poi, annunciato nuovi vincoli e restrizioni per la versione cinese di Twitter.
In Italia, c'è il bavaglio all'informazione?
In Italia, al massimo, c'è chi volontariamente si fa imbavagliare. In Italia non sono, piuttosto, i giornalisti stessi a mettersi al servizio di qualche politico, a far da portavoce solo per suscitare polemica e conseguente interesse per la 'puntata' numero 2 della storia che non ci racconta nulla di nuovo?
31 ott 2011
INFORMAZIONE. Può essere così difficile una cosa così semplice?
Leggendo tutti i giorni i giornali, siano essi stampati o online, mi rendo conto, sempre più, che in realtà, quella che il pubblico riceve è parte di una notizia. Quella parte che fa più comodo a quella testata. Un'altra testata racconterà presumibilmente l'altra parte della notizia ad essa più funzionale. Non ho certo scoperto l'acqua calda, ma siamo sicuri che tutti i lettori ne siano consapevoli? Mi pare strano che se così fosse non si siano ancora alzate voci e urla a cercare fatti nel marasma a disposizione.
Perché è così difficile fare una cosa così semplice come descrivere un fatto e poi commentarlo?
Perché è così difficile fare una cosa così semplice come descrivere un fatto e poi commentarlo?
18 ott 2011
La comunicazione dei black bloc
Il fatto: una manifestazione di protesta a Roma nei confronti del Governo italiano. Migliaia di persone intervengono, parecchie centinaia sono violente. Le notizie: la violenza dei black bloc a Roma durante la manifestazione.
Il problema è sempre lo stesso. Generalizzare e stigmatizzare senza informare. Lascio da parte il giudizio morale sulla violenza o su quale percorso doveva percorrere il corteo, vorrei affrontare l’evento dal punto di vista mediatico.
Sui media del giorno dopo, i giornalisti a parer mio:
1. non hanno fatto informazione
2. hanno costruito e scritto pregiudizi, stigma, hanno dato il via alla creazione di un nuovo trend mediatico
3. l’immagine e i video violenti hanno avuto un ruolo primario
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10 ott 2011
Due giorni per (?) il giornalismo a Firenze
Le penne con il logo, le cartelline lucide, dieci euro di buono pasto.... Questo, quanto viene consegnato non appena accreditati alla due giorni per la Carta di Firenze: Giornalismi e giornalisti per la dignità della professione. Una carta della deontologia sulla precarietà del lavoro giornalistico.
Non sono partita per Firenze, con delle grandi aspettative e non sono stata contraddetta. A fine della due giorni è stato approvato un testo che, secondo me, nulla di nuovo contiene e che, non ha disilluso le mie aspettative. Gli strumenti, per fare il nostro lavoro in modo corretto ed essendo pagati in modo dignitoso, già ci sono. Il problema è tutto italiano: non si utilizzano, non si mettono in pratica.
Non sono partita per Firenze, con delle grandi aspettative e non sono stata contraddetta. A fine della due giorni è stato approvato un testo che, secondo me, nulla di nuovo contiene e che, non ha disilluso le mie aspettative. Gli strumenti, per fare il nostro lavoro in modo corretto ed essendo pagati in modo dignitoso, già ci sono. Il problema è tutto italiano: non si utilizzano, non si mettono in pratica.
27 set 2011
Qualcosa sul giornalismo italiano...
Alla fine dello scorso anno, ho avuto l'occasione di conoscere Giuseppe Baldessarro, giornalista minacciato dalla 'ndrangheta, scrive per 'Il quotidiano della Calabria'. Ecco domande e risposte che ci siamo scambiati dopo il nostro breve incontro.
Che cosa pensi del giornalismo italiano?
Non ho una buonissima opinione del giornalismo italiano, credo che il livello negli ultimi 20 anni si sia molto abbassato. Sono praticamente spariti i "cronisti di razza" ed il loro posto è stato preso da gente che attinge le informazioni attraverso google. Temo che si sia persa l'abitudine di andare alle fonti dirette, e si cercano informazioni tra fonti non controllate. Questo, evidentemente abbassa di molto la qualità del prodotto, ma quel che è più grave è che si crea smarrimento nei lettori. Ti faccio un esempio pratico:
Che cosa pensi del giornalismo italiano?
Non ho una buonissima opinione del giornalismo italiano, credo che il livello negli ultimi 20 anni si sia molto abbassato. Sono praticamente spariti i "cronisti di razza" ed il loro posto è stato preso da gente che attinge le informazioni attraverso google. Temo che si sia persa l'abitudine di andare alle fonti dirette, e si cercano informazioni tra fonti non controllate. Questo, evidentemente abbassa di molto la qualità del prodotto, ma quel che è più grave è che si crea smarrimento nei lettori. Ti faccio un esempio pratico:
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12 lug 2011
Il ramo secco di Murdoch
News of the World ha chiuso i battenti dopo 168 anni. Perchè il tabloid più pettegolo e venduto della stampa britannica non esiste più?
Non si può certo dire che abbia lasciato la scena a testa bassa, nella prima mattina di domenica scorsa, ultimo giorno di uscita del tabloid, era quasi introvabile.
È stato Rupert Murdoch, l'imprenditore dell'editoria, che probabilmente possiede la più vasta organizzazione media del mondo, ha decidere di chiudere il tabloid. Perchè? Ecco alcune interpretazioni.
Il motivo primario era tagliare il ramo secco, che avrebbe potuto portare a fondo l'intero impero e soprattutto compromettere la trattativa in corso con BSkyB.
Secondo motivo, il News of the World, aveva una grande readership, ma che stava diminuendo.
In più, non c'è paragone fra i guadagni che portano i mezzi televisivi dell'impero Murdoch rispetto a quelli delle edizioni stampate.
E ancora la paura per la fuga degli sponsor.
Insomma nessun intento moralistico o di condanna per le azioni fatte. Certo l'ammissione di colpevolezza c'è stata, ma in contemporanea con il completo appoggio alla super Rebekah Brooks che a sentir Murdoch era all'oscuro di tutto....
E ora che succederà, l'impero Murdoch subirà il colpo o basterà aver tagliato il ramo secco?
Non si può certo dire che abbia lasciato la scena a testa bassa, nella prima mattina di domenica scorsa, ultimo giorno di uscita del tabloid, era quasi introvabile.
È stato Rupert Murdoch, l'imprenditore dell'editoria, che probabilmente possiede la più vasta organizzazione media del mondo, ha decidere di chiudere il tabloid. Perchè? Ecco alcune interpretazioni.
Il motivo primario era tagliare il ramo secco, che avrebbe potuto portare a fondo l'intero impero e soprattutto compromettere la trattativa in corso con BSkyB.
Secondo motivo, il News of the World, aveva una grande readership, ma che stava diminuendo.
In più, non c'è paragone fra i guadagni che portano i mezzi televisivi dell'impero Murdoch rispetto a quelli delle edizioni stampate.
E ancora la paura per la fuga degli sponsor.
Insomma nessun intento moralistico o di condanna per le azioni fatte. Certo l'ammissione di colpevolezza c'è stata, ma in contemporanea con il completo appoggio alla super Rebekah Brooks che a sentir Murdoch era all'oscuro di tutto....
E ora che succederà, l'impero Murdoch subirà il colpo o basterà aver tagliato il ramo secco?
14 giu 2011
FACEBOOK&Co E IL QUORUM, SOLO MERITO LORO?
Oggi sul Corriere della sera, un articolo di commento sul fattore Facebook e web e il tam tam che ha mosso gli italiani verso il referendum.
Ma un po' di merito non va anche a Berlusconi?
7 giu 2011
A Roma, da oggi, il Forum della Comunicazione
A partire da questa mattina l'appuntamento è all’Auditorium parco della Musica. Una due giorni di incontri e di lavori in cui imprenditori, top manager, comunicatori e opinion leader si confrontano per capire come cambia, dove sta andando, e quali forme è destinata ad assumere la comunicazione. L'iniziativa è organizzata da Comunicazione Italiana, che unisce 20 associazioni di categoria e oltre 45mila top manager e professionisti di comunicazione, marketing, relazioni pubbliche, information and communication technology, risorse umane e meeting industry.
Il programma completo è visibile qui.
6 giu 2011
FB e IL REFERENDUM
Il vecchio passaparola si rinnova su Facebook. Non si tratta più di una chiacchierata fra amici o in famiglia, non si tratta più di leggere i quotidiani. E nemmeno di ricerca nel web. Ora il passaparola sul referendum passa da FB.
Ed ecco che fioriscono le pagine, i link da condividere con amici, colleghi, gruppi. La macchia d'olio si allarga ancora più facilmente, ogni condivisione di link ne produce sicuramente un'altra.
Sono stati creati persino dei loghi ad hoc. Persone note ci mettono la faccia. sembra quasi che l'Italia dei c......i che se ne frega della politica tutto d'un tratto si muova e partecipi alla democrazia... forse è la scia di Pisapia e De Magistris, forse siamo stufi davvero? Forse vogliamo mandare un messaggio all'Europa: gli italiani ci sono, pensano e votano!
Mi sorge spontanea un'altra domanda, quante persone sanno veramente cosa è contenuto nella domanda referendaria? quanti si muovono solo sulle indicazioni del quotidiano o del partito o del volto di cui si fidano? FB alimenta i non pensanti o pensanti?
A guardare Facebook si possono fare delle previsioni.
Nel frattempo inizia la polemica politica. Qualunque sarà il risultato del voto non cambierà nulla.
E poi spunta il fenomeno del numero, alcune testate inseriscono nei loro articoli il numero dei votanti necessari per validare il risultato: più di 25 milioni di elettori. Cosa nuova di questa edizione dei referendum che, a mio parere sembra più spaventare che invogliare.
Ultima chicca il TG1 sbaglia (?) le date del voto... ma poi la rettifica.
12 mag 2011
28 apr 2011
29 APRILE ORE 15: INCONTRO ANSO: GIORNALISMI E STATUS QUO
Domani, 29 aprile Anso (Associazione Nazionale Stampa Online) ha organizzato l'incontro dal titolo:
GIORNALISMI E STATUS QUO, COME SI VIVE IL CAMBIAMENTO IN REDAZIONE.
La professione giornalistica e le sue diverse declinazioni - carta stampata, giornalismo digitale e fenomeni come blog informativi e citizen journalism - sono fortemente influenzati dai mezzi che le notizie utilizzano per essere ricercate, trattate e diffuse.
Fra i partner e a moderare l'incontro LSDI.
L'incontro si svolgerà presso Sala Lauree della Facoltà di Scienze Politiche - via Conservatorio, 7 Milano
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22 feb 2011
sulla fotografia e sugli smartphone
Ecco una riflessione sul fotogiornalismo e le applicazioni per smartphone (dal sito LSDI) che sembrano diventare protagoniste dell'informazione per immagini.
Esiste e dove sta la linea che li separa?
Esiste e dove sta la linea che li separa?
11 feb 2011
WORLDPRESS PHOTO 2011
Ecco le foto che hanno vinto l'edizione 2011 del WORLDPRESS PHOTO: il link per vedere le immagini.
Le foto attraverseranno 45 paesi e quasi 100 città. Saranno ad aprile a Roma, a Milano a maggio e torneranno poi a novembre e dicembre a Lucca e Napoli.
10 feb 2011
comunicare per immagini
il titolo di apertura di chi chiaramente non parteggia per Silvio Berlusconi - La Repubblica
il titolo di apertura senza la 'sofferenza' fotografata di Berlusconi - Corriere della sera
didascalia per la foto il Premier mostra a ministri e fotografi il dente mancante a causa della statuetta lanciata a milano - La Repubblica
riporta le parole di Berlusconi che afferma di non potere mettere ancora a posto il dente aggiungendo che non avrebbe corso questo rischio se fosse rimasto privato - Corriere della Sera
Entrambe le testate affiancano la foto ad un Premier che si accanisce contro lo Stato
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