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31 ott 2011

INFORMAZIONE. Può essere così difficile una cosa così semplice?

Leggendo tutti i giorni i giornali, siano essi stampati o online, mi rendo conto, sempre più, che in realtà, quella che il pubblico riceve è parte di una notizia. Quella parte che fa più comodo a quella testata. Un'altra testata racconterà presumibilmente l'altra parte della notizia ad essa più funzionale. Non ho certo scoperto l'acqua calda, ma siamo sicuri che tutti i lettori ne siano consapevoli? Mi pare strano che se così fosse non si siano ancora alzate voci e urla a cercare fatti nel marasma a disposizione.
Perché è così difficile fare una cosa così semplice come descrivere un fatto e poi commentarlo?

25 ott 2010

EJC SUGGERISCE UN CODICE INTERNAZIONALE PER GIORNALISTI E BLOGGER

L'EJC, European Journalism Centre, presenta la bozza di un codice internazionale di etica dell'informazione. Cercare sempre la verità, rispettare la privacy (se non di interesse pubblico), affermare la libertà di stampa e il diritto d'autore, opporsi alla discriminazione e al sensazionalismo, proteggere le fonti e rispettare la presunzione d'innocenza, questi sono i principi alla base del codice.

L'intento dell'EJC è guidare e aiutare giornalisti e blogger nella loro formazione e nelle decisioni professionali. L'European Journalism Centre è un istituto indipendente, internazionale e no profit dedicato all'affermazione dei più alti standard nel giornalismo. Principalmente opera attraverso la formazione dei giornalisti e delle professioni mediatiche: l'EJC si pone, attraverso un network internazionale,come moderatore e partner in diversi progetti di formazione.

L'intento del documento non è quello di diventare legge, ma essere semplicemente un punto di riferimento per la formazione, le scelte editoriali quelle professionali di un giornalista o di un blogger. La bozza è stata costruita cercando di integrare le indicazioni contenute nei codici di Francia, Germania, Italia e Spagna, insieme all'Ethic Net britannico e al Codice etico del Cyberjournalist. Quest'ultima versione tiene conto di una risoluzione del Parlamento EU di settembre.

8 ott 2010

ACCADE IN TV

Il salottino: sullo sfondo gli interni di una casa qualsiasi. Si tratta della casa dell'assassino, ma questo non lo sappiamo ancora, mentre scrutiamo i particolari di una casa, manco potesse spiegarci dove è andata a finire Sarah. 
La tv è medium e, fino a quel momento, si presta alla ricerca della ricostruzione del fatto, di quello che era accaduto. Da mezzo diventa, in seguito a poche parole della giornalista- conduttrice, luogo del fatto, spazio in cui accade il fatto.Viene annunciato, in diretta tv, l'assassinio della ragazza, da parte dello zio, alla madre che proprio nel salottino di casa dello zio-assassino si trova. La giornalista ha fatto il suo mestiere e la situazione è assurda e imbarazzante.Lo stesso spazio, poco dopo, è occupato solo dall'inviata, non avrebbe avuto senso tenere li, nel luogo dell'annuncio, della morte, la madre, la cugina e la zia.  Come ci insegna la storia del giornalismo, i fatti di cronaca non vanno commentati ma raccontati. 
Anche lo zio, da contadino affaticato, senza forza di vita, disperato per la nipote (come la trasmissione lo racconta minuti prima) diventa assassino feroce e violentatore, assistiamo, dalla piazza-tv, alla formazione di una nuova opinione su di esso.Proprio come le persone che si trovano in piazza, leggendo il giornale, cambiano la loro opinione su quello che fino a ieri, era un uomo completamente diverso.

Non voglio entrare, nel merito del fatto accaduto, dal punto di vista morale, o entrare nel dolore di una famiglia, questo non ha nulla a che fare con il giornalismo. Ma la vicenda suscita delle domande. La tv, oggi, non è più solo un medium, ma il luogo dove la vita si svolge?dove le persone si uccidono? è la piazza dove si raccontano i fatti della città e ogni tanto, qualcuno viene ucciso davanti agli occhi di chi prende il caffè seduto al bar? come appare in tv un assassino che fino a pochi istanti prima era  descritto come povero contadino? come avviene questo mutamento? Quanto accaduto a Chi l'ha visto è il futuro della tv?, che va oltre i fintissimi reality, oltre le escort-interviste, oltre i collegamenti in diretta dal luogo del fatto e diventa luogo essa stessa?

1 ott 2010

Nasce AIGOL: Associazione Italiana Giornali On Line

Nasce AIGOL, Associazione Italiana Giornali On Line, con l'obiettivo di dare al giornalismo sul web pari considerazione rispetto a quella per carta stampata, tv e radio. L'ideatore e fondatore, Marcel Vulpis (editore e direttore responsabile di sporteconomy.it), richiama tutti gli editori di testate web, radio e tv web (registrate e che abbiano un direttore responsabile) ad associarsi. La proposta di AIGOL è fornire il giusto riconoscimento giuridico.
“Le istituzioni e il mondo della politica devono prendere atto dei cambiamenti che ci sono stati, in questi ultimi anni, nell’industria on-line e del suo impatto socio-culturale/economico sul mercato del giornalismo" dice.

Sul sito una sezione News, dedicata alle notizie sui temi del web e dell'informazione giornalistica veicolata dalla rete.

27 set 2010

I numeri dei giornalisti

3 giornalisti arrestati in Afghanistan, 2 ad opera delle Forze di assistenza per la sicurezza internazionale (Isaf), 1 dalle Autorità locali. Tutti accusati di essere in contatto con i Talebani. 
4 cronisti messicani dopo aver subito minacce di morte chiedono asilo politico negli USA. Sono il direttore di una stazione radio e giornalista a capom dell'associazione locale die giornaisti, un giornalista di Al Jazeera, già collaboratore dell'Associated Press e un corrispondente di Al Jazeera.
2 giornalisti marocchini, sono, invece, richiusi nel loro albergo nel sud dell'Algeria e sottoposti a lunghissimi interrogatori dalle Autorità Algerine. Sono giornalisti del settimanale Assahra Al Ousbouaia.
2 blogger detenuti in Iran rischiano la pena di morte per accuse totalmente infondate. 
Altri 2 blogger stanno scontando una pena di 24 e 30 mesi in Azerbajjan. Sono rinchiusi dal luglio 2009.
Si potrebbe continuare, secondo il barometro di Reporters sans Frontieres nel 2010, i giornalisti detenuti sono 157 e 112 i blogger.

Reporters sans frontières (Rsf) richiede ai responsabili l’immediato rilascio dei tre giornalisti, colpevoli di essere in contatto con i Talebani. “Vogliamo sottolineare che i giornalisti hanno il diritto di parlare con tutte le parti del conflitto – spiega l’organizzazione – e non devono essere arrestati perché fanno ciò. In tutti e tre i casi, giornalisti impegnati in province difficili sono stati trattati come pericolosi criminali”. Mentre scrivo apprendo, proprio dal sito di Rsf, che i giornalisti sono stati liberati su richiesta del presidente Hamid Karzai.

La Federazione internazionale dei giornalisti Ifj  a proposito dei due reporter richiusi in Algeria afferma:”Le autorità algerine devono rispettare il diritto alla libertà di movimento dei giornalisti nel paese – sostiene Younes Mjahed, vice presidente senior della Federazione internazionale dei giornalisti (Ifj) – Il trattamento dispensato ai nostri colleghi è inaccettabile. Costituisce una violazione alla libertà di stampa e mostra un atteggiamento repressivo con professionisti che stanno solo compiendo il proprio lavoro. Abbiamo fatto appello alle autorità in Algeria fin dal primo giorno in cui sono stati fermati affinché i nostri colleghi vengano rilasciati. Sfortunatamente, sono ancora sotto custodia e subiscono interrogatori ogni ora da parte di diversi ufficiali della polizia e militari. Questa situazione deve finire”. 

20 set 2010

TRE DOMANDE A... LORELLA ZANARDO

Il Corpo delle donne è un progetto in evoluzione nato dall'idea di Lorella Zanardo. Il punto di partenza è un video-documentario che presenta la rappresentazione della donna nella tv. Lo segue un blog, molto seguito e commentato e poi un libro edito da Feltrinelli un percorso mediatico particolare, ho fatto alcune domande sulla comunicazione 'al femminile', se così vogliamo definirla, a Lorella Zanardo. Ecco il risultato:

Un'idea, poi un blog e infine un libro. Il progetto "Il corpo delle donne" attraversa diversi media. Come si è svolto questo percorso? In maniera naturale? Il libro è stato un'esigenza?

E' stato casuale, in realtà. Il mio desiderio era di arrivare ai ragazzi italiani, di spiegare loro come il corpo della donna venisse rappresentato dalle televisioni italiane pubblica e privata. Volevamo denunciare come il corpo venisse trattato e quindi il mezzo che ci sembrò più appropriato, immediato e semplice fu il video. Arriva ad un numero alto di persone: i ragazzi primariamente guardano le immagini più che leggere le parole. Si è poi deciso di metterlo gratuitamente in rete. Le scelte sono state prese consapevolmente per arrivare a tutti, per inviare un messaggio in modo veramente democratiche. Abbiamo avuto coraggio a non volere un risvolto economico. Il libro è stato un'idea delle case editrici, che mi hanno chiamato e chiesto se volevo scriverlo. Ora continuiamo a portare in giro il nostro messaggio anche tramite le presentazioni del libro.

Ultimamente la stampa e le tv parlano molto di donne, ma si tratta della velina di turno o di escort: che cosa ne pensa?

E' vero che si è parlato molto nell'ultimo anno e mezzo di donne, ma solo di donne dello spettacolo, di veline, prostitute o escort. Ormai è tutto focalizzato li, ormai non mi ci arrabbio nemmeno più. A volte mi vien da ridere, è un paese davvero strano, come se le italiane fossero solo in mutande in televisione o a prostituirsi; ma quello che mi chiedo è dove sono le altre donne? Che sono la maggioranza poi. Il lavoro importantissimo da fare è innalzare il livello di consapevolezza, su questo tema, far riflettere sul concetto semplice: dove sono le altre donne?Diamo visibilità alle altre donne, anche se, chiaramente, non si è pronti a parlare di donne in un senso diverso da quello che vediamo. E' fondamentale dare visibilità alle altre donne, che esistono. Se parliamo di uomo pubblico, alla mente gli esempi sono infiniti, ma per la donna il pensiero corre alle veline, alle donne di tv e basta, scatenando la reazione che non esistano altri tipi di donne. Ma questo non è vero, è importantissimo creare le occasioni per parlare di altri tipi di donne. Se un fatto non è reso visibile, nella nostra società, non si sa che esista e non se ne interessa nessuno. Insomma dobbiamo portare alle scoperto le altre donne.

Per chi scrive o comunica più in generale rimane il dubbio di quanto sarà compreso o resterà nella mente di chi legge o ascolta. Pensa di aver raggiunto l'obiettivo fissato?

Si in parte credo di esserci riuscita. Per far passare il messaggio serve una comunicazione diversa. Ma rimane il fatto che per trent'anni la disinformazione ha fatto un disastro, ha creato ignoranza, io mi rendo conto che il 60% delle persone che mi segue era già sensibile al tema o comunque interessata all'argomento. Il 30/40% di persone che mi seguono stanno pian piano sensibilizzandosi. Il mio sarà un lungo lavoro, me ne rendo conto, in Italia i cambiamenti avvengono negli anni: sto lavorando giorno dopo giorno per innalzare il livello di consapevolezza che le donne dovrebbero avere della loro immagine. Non mi stancherò mai di ripetere mille volte le stesse cose, rispondere alle stesse domande, a volte nei dibattiti mi rendo conto che do per scontate cose che non lo sono per tutti, ma non è mai un problema ripartire dai fondamentali, rispiegare i concetti base. Lo stesso blog, all'inizio, non era compreso da tutti. Il mio è un lavoro di alfabetizzazione.

Altri dettagli e risposte si possono leggere a questo link di LiberamenteMagazine.

5 ago 2010

DDL- INTERCETTAZIONI slitta a settembre: le reazioni della stampa

"Non abbassare la guardia" e "la mobilitazione contro il ddl non va in vacanza". Queste le affermazioni di FNSI (Federazione nazionale della stampa) e dell'Ordine dei giornalisti quando si è appreso che, l'ultimo giorno, prima della pausa estiva dei lavori del Parlamento, si sarebbe solamente aperta la discussione generale sul DDL intercettazioni e che la votazione del testo sarebbe slittata a settembre.

Sul sito della FNSI si legge che il rinvio non fa venire meno la mobilitazione per l'autonomia, la completazza e l'indipendenza dell'informazione. E ancora che questa militanza non va scambiata per una richiesta di impunità per i giornalisti come categoria. Nessuna generica assoluzione preventiva per errori o deviazioni di stampa attribuibili a singole scelte. Preseguendo: nessuna accusa generalizzata, da più parti espressa dai sostenitori del ddl, può essere accettata per condizionare il lavoro dei giornalisti o mutilare il circuito democratico dell'informazione. Quest'accusa è respinta con forza: se notizie e verbali esistono e sono di interesse pubblico se ne deve poter dare conto, senza limiti di legge, nè sanzioni.
Per l'ODG lo slittamento a settembre si può definire un primo successo e sul sito si legge che la guardia non va abbassata e bisogna prepararsi a nuove mobilitazioni.

27 lug 2010

14 lug 2010

ONU versus DDL INTERCETTAZIONI

"Il disegno di legge sulle intercettazioni come formulato attualmente metterebbe in pericolo la libertà di espressione". Non è la prima volta che si legge questa frase, ma questa volta ad affermarlo è Frank La Rue, relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di espressione.
L'ONU chiede una profonda modifica del provvedimento tramite le parole di La Rue. "Il disegno di legge nella sua attuale forma non costituisce una risposta appropriata alle preoccupazioni sulla privacy e costituisce invece, una minaccia per il diritto alla libertà di espressione in Italia". Il rappresentante ONU aggiunge che le sanzioni previste sono sproporzionali all'offesa e che possono limitare il lavoro dei cronisti nel giornalismo investigativo in materie di pubblico interesse.
La Rue annuncia una missione in Italia nel 2011 per esaminare la situazione della libertà di stampa e il diritto di espressione. La Rue è incaricato dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite di monitorare la situazione del diritto alla libertà di opinione e di espressione nel mondo. L'incaricato auspica l'avvio di una discussione fra ONU e Governo italiano e suggerisce fortemente di non adottare il DDL nella sua forma attuale e che vi sia l'impegno di un dialogo significativo fra tutte le parti interessate.
La Rue, infine, si rende disponibile a "fornire assistenza tecnica per garantire il rispetto degli standard internazionali dei diritti umani sul diritto di libertà di espressione".
Quest'avvertimento ha spiazzato il Ministro degli esteri che afferma di essere "fortemente sconcertato e sorpreso per la posizione del rappresentante dell'ONU sul DDL".

6 lug 2010

Il nuovo destino di Le Monde

"Ora ci sentiamo garantiti economicamente ma anche dal punto di vista della nostra indipendenza editoriale". Queste le parole di Eric Fottorino, direttore di Le Monde, dopo mesi di trattative, pressioni politiche e notti insonni. La decisione è stata presa, è stata accettata l'offerta del gruppo Bergé-Pigasse-Niel. Per la prima volta, il quotidiano non è più nelle mani delle 'elite illuminate' dei giornalisti, dei suoi dipendenti diretti. La scelta è ricaduta sul socio e compagno di Yves Saint-Laurent, sul giovane banchiere e sull'imprenditore delle tlc. "Avevamo due offerte equivalenti dal punto di vista finanziario - aggiunge Fottorino - quella prescelta ci è sembrata più coerente nel piano di sviluppo sul lungo periodo, mentre l'altra mostrava evidenti contraddizioni fra i soci".
Dunque, sembra essere finita l'epoca dello storico (è stato fondato 65 anni fa) giornale dei giornalisti. Il direttore di Le Monde ribatte che Bergé ha proposto, invece, la creazione di una Fondazione dei dipendenti che avrà una minoranza di blocco, con diritto di veto sulla nomina del direttore. "Non avremo più la gestione del giornale, ma voglio credere che l'indipendenza sarà al sicuro".
La speranza è l'ultima a morire.

15 giu 2010

Digital Magazine

Gallerie multimediali, video, foto che parlano dalle pagine dei quotidiani. Sembra essere questo il futuro dei giornali nell'era del web e di ipad, iphone, smartphone e kindle (fra gli altri). Si chiama digital magazine: un nuovo formato di pubblicazione digitale, una via di mezzo fra il sito web e il classico quotidiano. Un modo per sfruttare al meglio le caratteristiche dei nuovi dispositivi mobili, che sembrano diventare il solo mezzo possibile per leggere quotidiani e riviste d'ora in avanti. Il quotidiano da semplice mezzo di informazione diventa vero e proprio programma: newspaper as a software. Ora lo scopo non è soltanto l'informazione ma ad essa si affianca l'intrattenimento.


Ovviamente ne consegue una ridefinizione dell'industria editoriale digitale. A questa 'gara' alla rimodernizzazione partecipano grandi player come Adobe e decine di piccole aziende e start up. L'obiettivo è creare prodotti più fruibili, piacevoli e interessanti per i lettori e neanche a dirlo, creare spazi nuovi per la pubblicità digitale.


L'inventore di questo nuovo formato è John Squires di Time Inc., anche alla direzione del Digital Magazine Consortium (alleanza formata da Time, Hearst, Meredith, Condè Nast e News Corp).


In realtà, al momento, non molti editori hanno aderito al nuovo modello. In più non va dimenticato che per realizzare un digital magazine, degno di questo nome, è necessaria una redazione ad esso dedicata. Dunque la tendenza è quella di accontentarsi di applicazioni che rendano agevole sfogliare le pagine di quotidiani e riviste sui dispositivi digitali. Fra quelli che, invece, hanno già intrapreso la nuova via: Le Figaro e Wired.


Chi invece sta sviluppando il software dedicato a creare un digital magazine è Adobe, già leader indiscusso del software per la grafica giornalistica. Sta studiando una Digital Publishing Platform per il nuovo formato. Il presidente di Adobe ha personalmente evidenziato l'importanza dell'implementazione della versione Cs5 di InDesign, che gestirà video, animazioni come fossero foto o box di testo. Il nuovo software permetterà agli editori di poter gestire contemporaneamente le due versioni del giornale: la classica cartacea e la nuova 'animata'.


Fra le piccole aziende che si muovono verso questo nuovo business l'italo californiana Paperlit e WonderFactory (sito di Newsweek, demo di Sports Illustrated). Sembra che la strada per l'editoria sia tracciata ed unica. Si tratta di un passaggio graduale dalla carta al digitale con migliorie notevoli rispetto al web.

14 giu 2010

Il destino di Le Monde

A fine mese sarà presa la decisione sul futuro di Le Monde. Il consiglio di sorveglianza, la cui decisione era prevista per oggi, si pronuncerà il 30 giugno. Dovrà valutare l’offerta da accettare per la ricapitalizzazione della società editrice del quotidiano, il cui debito sfiora i 100 milioni di euro.

Secondo alcune fonti, il prezzo da pagare per avere la quota di controllo del gruppo oscillerebbe tra gli 80 ed i 120 milioni di euro. Però forse il conto da pagare potrebbe essere più alto fino ai 200 milioni di euro.
Nella vicenda, nei giorni passati, come conferma il direttore del quotidiano Eric Fottorino a France Presse, ha messo becco anche il Presidente Nicolas Sarkozy. Le indiscrezioni parlano di un Sarkozy che avrebbe fatto capire a Fottorino che l’unica offerta finora presentata, quella del gruppo d’ investitori francesi formato dall’uomo d’affari Pierre Bergé (compagno del defunto stilista Yves Saint Laurent), dal fondatore del provider Free, Xavier Niel, e dal finanziere Matthieu Pigasse, non sarebbe di suo gradimento.
Si attendono poi le offerte del gruppo editoriale Nouvel Observateur e della spagnola Prisa, già azionista al 15%. Il gruppo italiano L’Espresso ha invece annunciato, qualche giorno fa, la sua rinuncia.

5 giu 2010

Le Monde in vendita

Dal 3 giugno Le Monde è ufficialmente in vendita. Una testata prestigiosa, un quotidiano che da sempre è simbolo di qualità lontano dalle mode del momento sta soffrendo per una società editrice in crisi, che ha bisogno di nuovi fondi per evitare di chiudere i battenti.
L'unica soluzione per salvare il quotidiano sembra quella di far entrare nuovi azionisti nella società. Fra chi sta valutando l'entrata sembra esserci anche il Gruppo editoriale l'Espresso. Fra gli altri possibili azionisti: il gruppo svizzerto Ringier (pubblica il quotidiano di Ginevra e Le Temps), la società editrice spagnola Prisa (El Pais) e un trio di imprenditori: Pierre Bergé, Xavier Niel (fondatore del provider Free) e infine il finanziere Matthieu Pigasse.
Rimane cosa certa che l'arrivo di nuovi soci muterà la governance della storica società editrice. Dalla sua fondazione, infatti, Le Monde è sempre stato controllato dai giornalisti, che hanno, ancora per poco, la maggioranza delle quote. Questa posizione non potrà, però essere mantenuta, dopo l'aumento di capitale necessario.

1 giu 2010

FREEDOM OF THE PRESS ACT

Barack Obama ha firmato il Freedom of the Press Act. Questa legge, approvata all'unanimità dal Congresso, impone al Dipartimento di Stato americano di aggiungere al rapporto annuo sui diritti umani, un'indagine specifica sullo stato di libertà di stampa nel mondo. Verranno così identificati gli Stati dove vengono posti limiti al diritto d'informazione, sarà espresso, per ogni caso, un giudizio sull'evoluzione in corso, se la situazione stia migliorando o peggiorando. Si esamineranno le azioni che ogni paese compie nei confronti dei media.
Sulla Pennsylvania Avenue, a Washington, sorge il Newseum, il museo dedicato all'informazione, vi sono le mappe del mondo con la classifica del Global Press Freedom. Nella lista l'Italia è al 72° posto. Ben lontana da tutto l'occidente, dopo Ghana e Mali. L'Italia è definita paese parzialmente libero ed in più l'unico paese della UE in cui si segnali il peggioramento del diritto d'informazione.

8 mag 2010

Newsweek magazine in vendita

Il gruppo del Washington Post ha annunciato nei giorni scorsi di aver messo in vendita lo storico settimanale Newsweek.
"Le perdite del Newsweek fra il 2007 e il 2009 sono state da record" ha dichiarato Donald E. Graham, presidente del gruppo "nonostante gli sforzi eroici da parte del management e dell'intero staff, ci aspettiamo di perdere ancora soldi nel 2010. Stiamo vagliando tutte le opzioni possibili per risolvere il problema". Il gruppo ha incaricato Allen&Company, la banca d'investimenti di New York, per esplorare le vie della ormai più che certa vendita.
Il Post gestiva il settimanale dal 1961.
Newsweek è un magazine settimanale generalista, fondato nel 1933, diffusa in 3 milioni di copie negli USA e 4 milioni nel resto del mondo.

26 apr 2010

Wall Street Journal di Murdoch contro New York Times

Da un articolo sul Guardian di Chris McGreal, corrispondente da Washington.

Rupert Murdoch lancia un inserto sulla cronaca cittadina di New York sul Wall Street Journal.

Tre anni fa Murdoch voleva acquistare il New York Times, ma fu costretto ad accontentarsi di comprare il Wall Street Journal. Ora il magnate sta utilizzando le risorse, considerevoli, del suo impero mediatico per tentare di affondare il quotidiano. La sfida si combatte a colpi di investimenti pubblicitari ribassati e alla copertura della cronaca dei fatti della città di New York.
Il WSJ sta spendendo 15 milioni di dollari in un inserto dedicato alla cronaca quotidiana della città, promettendo una copertura dettagliata e profonda degli eventi della politica newyorkese e della vita in città. Il tentativo è quello di portare lettori e guadagno lontano dal suo rivale immerso in un grosso debito fino a farlo crollare.
“E’ una strategia diretta al NYT, intenzionata a mettere in imbarazzo il quotidiano e prosciugare il Times” questo è quanto ha affermato al New York Magazine, il responsabile del giornale, riguardo alla direzione del giornale nella prima parte di quest’anno. ”L’idea del NYT come una nave che affonda è qualcosa con cui loro fantasticano la notte”.
Il mese scorso Murdoch ha deriso pubblicamente il giornalismo del NYT. Egli ha accusato il NYT di sovraesporre la sua città, dopo aver limitato la copertura locale appena i suoi problemi finanziari si sono intensificati.
“ Crediamo che con la sua corsa ai prezzi del giornalismo e alla conferma della reputazione nazionale , l’edizione giornaliera della cronaca cittadina (New York Daily), abbia essenzialmente smesso di dedicarsi alla cronaca di New York, alla quale una volta si dedicava maggiormente” ha detto Murdoch.
Il WSJ sta pianificando 10 pagine di copertura quotidiana della cronaca di NY e ha reclutato 35 reporter per la nuova sezione di cronaca metropolitana, includendo alcuni provenienti dal defunto New York Sun.
In una mossa per colpire il suo rivale proprio dove sembra più vulnerabile, il WSJ ha inoltre tagliato le tariffe pubblicitarie all’improvviso.
Il NYT, che gestisce un debito di 650 milioni di dollari, ha risposto con una campagna che vuole affermare che possiede due volte i professionisti del business della città rispetto al Journal.
Il direttivo del NYT, affermato ciò, ha ricevuto assicurazione da compagnie di rilievo che pur investono nelle pagine del WSJ, non si tireranno indietro nei confronti del quotidiano. Il giornale ha anche aggiunto che non si tratta di una guerra di prezzi.
Murdoch ha già cercato di diffondere l’appello del WSJ oltre la comunità finanziaria attraverso una forte copertura politica e nazionale. Il giornale è stato osannato per essere arguto e pungente nei suoi resoconti.
Ma la critica dice che, il WSJ sta comunque soffrendo la classica esperienza di appartenere a Murdoch, cosi come la stridente visione della destra, che ha a lungo dominato le pagine d’opinione, inorridisce alle notizie, particolarmente riguardo alle pubblicazioni riguardanti le riforme sanitarie del presidente Obama.
Tuttavia la battaglia immediata è focalizzata su New York, l’assalto appare finalizzato allo stabilire l’eccellenza del Journal come quotidiano nazionale.
Ha recentemente sorpassato l’Usa Today diventando il più venduto dei quotidiani nel paese, con una diffusione di due milioni al giorno, un poco più che due volte il NYT. Comunque il Times rimane dominante nel coprire la cronaca di New York.

11 apr 2010