Tematiche che riguardano la governance e le regole di Internet in modo da realizzare e definire un utilizzo della rete legato alle caratteriste del nostro paese.
Questi gli argomenti della quarta edizione dell'Internet Governance Forum Italia che si terrà a Trento da giovedì 10 fino al 12 novembre.
IGF nasce per l'evoluzione e l'uso di Internet.
All'interno del termine governance rientrano: sviluppo e applicazione di regole, procedure decisionali, programmazione condivisa, aspetti quindi non solo tecnici ma economici, sociali e politici.
7 nov 2011
5 nov 2011
Interviste, giornalisti e bavaglio
L' Italia è l'unico paese in cui ogni giorno i quotidiani pubblicano interviste a politici. Sui quotidiani stranieri è un fatto raro, comunque poco utilizzato.
In Cina esiste un'agenzia che controlla radio, tv e cinema. Essa ha imposto di trasmettere ogni sera due ore di notizie approvate dal Governo ha, poi, annunciato nuovi vincoli e restrizioni per la versione cinese di Twitter.
In Italia, c'è il bavaglio all'informazione?
In Italia, al massimo, c'è chi volontariamente si fa imbavagliare. In Italia non sono, piuttosto, i giornalisti stessi a mettersi al servizio di qualche politico, a far da portavoce solo per suscitare polemica e conseguente interesse per la 'puntata' numero 2 della storia che non ci racconta nulla di nuovo?
In Cina esiste un'agenzia che controlla radio, tv e cinema. Essa ha imposto di trasmettere ogni sera due ore di notizie approvate dal Governo ha, poi, annunciato nuovi vincoli e restrizioni per la versione cinese di Twitter.
In Italia, c'è il bavaglio all'informazione?
In Italia, al massimo, c'è chi volontariamente si fa imbavagliare. In Italia non sono, piuttosto, i giornalisti stessi a mettersi al servizio di qualche politico, a far da portavoce solo per suscitare polemica e conseguente interesse per la 'puntata' numero 2 della storia che non ci racconta nulla di nuovo?
31 ott 2011
INFORMAZIONE. Può essere così difficile una cosa così semplice?
Leggendo tutti i giorni i giornali, siano essi stampati o online, mi rendo conto, sempre più, che in realtà, quella che il pubblico riceve è parte di una notizia. Quella parte che fa più comodo a quella testata. Un'altra testata racconterà presumibilmente l'altra parte della notizia ad essa più funzionale. Non ho certo scoperto l'acqua calda, ma siamo sicuri che tutti i lettori ne siano consapevoli? Mi pare strano che se così fosse non si siano ancora alzate voci e urla a cercare fatti nel marasma a disposizione.
Perché è così difficile fare una cosa così semplice come descrivere un fatto e poi commentarlo?
Perché è così difficile fare una cosa così semplice come descrivere un fatto e poi commentarlo?
25 ott 2011
Data Journalism: un e-book che se ne occupa
’Open Data – Data Journalism: trasparenza e informazione al servizio delle società nell’era digitale’’, di Andrea Fama, è il secondo titolo della collana “e-book di giornalismo”, curata da Lsdi insieme al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia e a Simplicissimus, casa editrice specializzata in libri elettronici.
Il lavoro sarà presentato il 27 ottobre, dopodomani, a Roma alle 10,30 presso la Federazione Nazionale della Stampa Italiana.
21 ott 2011
I commenti servono?
Ogni post, immagine, video prevede lo spazio per un commento. Questo accade su qualsiasi pagina web, indipendentemente dai contenuti, dal tipo di sito.
I commenti sono parte, insieme ai tasti 'condividi', 'segui', 'manda via e-mai'l etc, del processo di costruzione della reputazione di quella pagina, sito o persona. Partecipano alla crescita dell'audience e della popolarità.
I commenti possono essere scritti da chiunque o dai soli utenti registrati al sito. Le modalità che ci vengono offerte quando vogliamo postare un commento influiscono fortemente sulla decisione di lasciarlo o meno.
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18 ott 2011
La comunicazione dei black bloc
Il fatto: una manifestazione di protesta a Roma nei confronti del Governo italiano. Migliaia di persone intervengono, parecchie centinaia sono violente. Le notizie: la violenza dei black bloc a Roma durante la manifestazione.
Il problema è sempre lo stesso. Generalizzare e stigmatizzare senza informare. Lascio da parte il giudizio morale sulla violenza o su quale percorso doveva percorrere il corteo, vorrei affrontare l’evento dal punto di vista mediatico.
Sui media del giorno dopo, i giornalisti a parer mio:
1. non hanno fatto informazione
2. hanno costruito e scritto pregiudizi, stigma, hanno dato il via alla creazione di un nuovo trend mediatico
3. l’immagine e i video violenti hanno avuto un ruolo primario
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Lo stato dei social media secondo Solis
Social Media. Quanto se ne parla...sembrano avere lo scettro in mano del business. Dietro a queste due parole (ovviamente in inglese) che si nasconde? Cosa comprendono?
Brian Solis in un suo articolo ci aiuta nella comprensione, raccontando che sta succedendo nel rapporto fra business e social media in USA.
Nella definizione di social media vanno inseriti i network di contatti, le reti sociali (Facebook, Google+, Flickr) i forum e le community e i portali in cui si discute di specifici argomenti o prodotti e un altro tipo di rete sociale come il microblogging di Twitter.
Sono definiti social per la loro funzione principale di condivisione e media perché sono il ‘luogo’ all’interno de quali vengono condivise, distribuite idee, notizie, appuntamenti, eventi, immagini e video.
12 ott 2011
Twitter-consigli
Ci sono sparsi per la rete tantissimi consigli e strategie per usare twitter al meglio. Per accrescere il proprio business, per entrare in contatto con i giornalisti, per rafforzare la propria rete e così via. Spulciando fra le righe i buoni consigli si trovano sicuramente, ma ci sono anche banalità ripetute o idee per nulla produttive, o solo idee curiose.
A questo link l'ultimo di questi articoli che mi è capitato di leggere.
L'obbiettivo è catturare l'attenzione dei giornalisti. Aldilà delle banalità iniziali e di aluni consigli utili, ciò che mi ha colpito è il punto che suggerisce di ringraziare pubblicamente tramite un tweet un giornalista per aver partecipato ad un evento o perchè ha trattato la notizia promossa.
Ho dei dubbi che questo faccia piacere, d'accordo a noi giornalisti piace essere coccolati ma qui si finisce per passare da 'venduti'. Che ne pensate?
A questo link l'ultimo di questi articoli che mi è capitato di leggere.
L'obbiettivo è catturare l'attenzione dei giornalisti. Aldilà delle banalità iniziali e di aluni consigli utili, ciò che mi ha colpito è il punto che suggerisce di ringraziare pubblicamente tramite un tweet un giornalista per aver partecipato ad un evento o perchè ha trattato la notizia promossa.
Ho dei dubbi che questo faccia piacere, d'accordo a noi giornalisti piace essere coccolati ma qui si finisce per passare da 'venduti'. Che ne pensate?
10 ott 2011
Due giorni per (?) il giornalismo a Firenze
Le penne con il logo, le cartelline lucide, dieci euro di buono pasto.... Questo, quanto viene consegnato non appena accreditati alla due giorni per la Carta di Firenze: Giornalismi e giornalisti per la dignità della professione. Una carta della deontologia sulla precarietà del lavoro giornalistico.
Non sono partita per Firenze, con delle grandi aspettative e non sono stata contraddetta. A fine della due giorni è stato approvato un testo che, secondo me, nulla di nuovo contiene e che, non ha disilluso le mie aspettative. Gli strumenti, per fare il nostro lavoro in modo corretto ed essendo pagati in modo dignitoso, già ci sono. Il problema è tutto italiano: non si utilizzano, non si mettono in pratica.
Non sono partita per Firenze, con delle grandi aspettative e non sono stata contraddetta. A fine della due giorni è stato approvato un testo che, secondo me, nulla di nuovo contiene e che, non ha disilluso le mie aspettative. Gli strumenti, per fare il nostro lavoro in modo corretto ed essendo pagati in modo dignitoso, già ci sono. Il problema è tutto italiano: non si utilizzano, non si mettono in pratica.
27 set 2011
Qualcosa sul giornalismo italiano...
Alla fine dello scorso anno, ho avuto l'occasione di conoscere Giuseppe Baldessarro, giornalista minacciato dalla 'ndrangheta, scrive per 'Il quotidiano della Calabria'. Ecco domande e risposte che ci siamo scambiati dopo il nostro breve incontro.
Che cosa pensi del giornalismo italiano?
Non ho una buonissima opinione del giornalismo italiano, credo che il livello negli ultimi 20 anni si sia molto abbassato. Sono praticamente spariti i "cronisti di razza" ed il loro posto è stato preso da gente che attinge le informazioni attraverso google. Temo che si sia persa l'abitudine di andare alle fonti dirette, e si cercano informazioni tra fonti non controllate. Questo, evidentemente abbassa di molto la qualità del prodotto, ma quel che è più grave è che si crea smarrimento nei lettori. Ti faccio un esempio pratico:
Che cosa pensi del giornalismo italiano?
Non ho una buonissima opinione del giornalismo italiano, credo che il livello negli ultimi 20 anni si sia molto abbassato. Sono praticamente spariti i "cronisti di razza" ed il loro posto è stato preso da gente che attinge le informazioni attraverso google. Temo che si sia persa l'abitudine di andare alle fonti dirette, e si cercano informazioni tra fonti non controllate. Questo, evidentemente abbassa di molto la qualità del prodotto, ma quel che è più grave è che si crea smarrimento nei lettori. Ti faccio un esempio pratico:
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19 set 2011
Un web fatto di numeri!
Riflettevo su quanto, una 'cosa' antica come i numeri possa ancora dettare legge sul web.
Sia per chi, col web, lavora e chi lo usa per diletto.
Sia per chi, col web, lavora e chi lo usa per diletto.
Quanti follower hai?
Quanti click servono per essere pagati?
Quanti amici hai?
Quanti abbonati ai tuoi feed?
Quanti tweet al giorno?
Quanti re-tweet?
Quanti like hai raccolto?
Quanti 'share'?
Quanti centesimi a parola?
etc etc
15 set 2011
Tutti a Firenze!
5 set 2011
da gli-esperti.it: Case History e siti web
Riporto qui un mio articolo pubblicato su www.gli-esperti.it
Come costruire una buona Case History su un sito web
Chi vuole informazioni su un'azienda che non conosce, ha bisogno di vedere, in modo immediato, che cosa questa è in grado di fare. Il miglior modo è, ovviamente, presentare un esempio di lavoro precedente. Così nasce una Case History, un caso esemplare da cui si puó trarre insegnamento.
Quale modo migliore di presentarsi a ipotetici clienti se non quello di mettere nero su bianco quello che si è fatto? Prima cosa riunire in una pagina del sito tutte le Case History disponibili, visibili attraverso un'immagine e una brevissima descrizione.
I nomi dei clienti affiancati dal tipo di azione fatta. Inutile aggiungere che vanno inseriti tipi di azioni differenti, non ha alcun senso riempire una pagina di Case History identiche. La pagina deve essere di semplicissima consultazione, un click e si ottengono subito tutte le informazioni desiderate. Quindi è necessario che ad ogni immagine sia legato un link che porta ad una pagina di piú ampia descrizione. Nella pagina (ognuna strutturalmente uguale alle altre) puó contenere immagini descrittive, video non troppo lunghi, fruibili in poco tempo, testi che rispecchiano le regole della comunicazione online ( brevi, evidenziati e chiari). Non dimenticare mai di indicare l'anno di riferimento del progetto, serve a mostrare la continuità e l'attualità dell'attività dell'azienda. Di ogni Case History vanno indicati tipo, modo e risultati.
Il tipo va identificato con la stessa terminologia con cui si identificano i servizi dell'azienda in modo da non confondere l'ipotetico cliente. Il modo deve descrivere con pochi termini semplici e non da 'tecnici' i mezzi utilizzati, le metodologie utilizzate, i supporti. Tanto meglio se questi sono descritti tramite fotografie, video e il minimo testo indispensabile. I risultati vanno inseriti in pagina nel modo più sintetico possibile.
Per esempio, per una conferenza stampa, una foto della folla di giornalisti intervenuta va bene, a cui se ne puó aggiungere una di un articolo pubblicato. Ultimo consiglio, ma importante, non trascurare mai l'aspetto grafico della pagina che deve essere coerente con il sito web.
Come costruire una buona Case History su un sito web
Chi vuole informazioni su un'azienda che non conosce, ha bisogno di vedere, in modo immediato, che cosa questa è in grado di fare. Il miglior modo è, ovviamente, presentare un esempio di lavoro precedente. Così nasce una Case History, un caso esemplare da cui si puó trarre insegnamento.
Quale modo migliore di presentarsi a ipotetici clienti se non quello di mettere nero su bianco quello che si è fatto? Prima cosa riunire in una pagina del sito tutte le Case History disponibili, visibili attraverso un'immagine e una brevissima descrizione.
I nomi dei clienti affiancati dal tipo di azione fatta. Inutile aggiungere che vanno inseriti tipi di azioni differenti, non ha alcun senso riempire una pagina di Case History identiche. La pagina deve essere di semplicissima consultazione, un click e si ottengono subito tutte le informazioni desiderate. Quindi è necessario che ad ogni immagine sia legato un link che porta ad una pagina di piú ampia descrizione. Nella pagina (ognuna strutturalmente uguale alle altre) puó contenere immagini descrittive, video non troppo lunghi, fruibili in poco tempo, testi che rispecchiano le regole della comunicazione online ( brevi, evidenziati e chiari). Non dimenticare mai di indicare l'anno di riferimento del progetto, serve a mostrare la continuità e l'attualità dell'attività dell'azienda. Di ogni Case History vanno indicati tipo, modo e risultati.
Il tipo va identificato con la stessa terminologia con cui si identificano i servizi dell'azienda in modo da non confondere l'ipotetico cliente. Il modo deve descrivere con pochi termini semplici e non da 'tecnici' i mezzi utilizzati, le metodologie utilizzate, i supporti. Tanto meglio se questi sono descritti tramite fotografie, video e il minimo testo indispensabile. I risultati vanno inseriti in pagina nel modo più sintetico possibile.
Per esempio, per una conferenza stampa, una foto della folla di giornalisti intervenuta va bene, a cui se ne puó aggiungere una di un articolo pubblicato. Ultimo consiglio, ma importante, non trascurare mai l'aspetto grafico della pagina che deve essere coerente con il sito web.
3 ago 2011
White communication!
White, Bianco, sinonimo di candido, puro... ma anche di tecnologia, o meglio di Apple.
Ormai, si potrebbe affermare che non è più la mela a simboleggiare il Gruppo di Steve Jobs, ma il suo colore.
A riprova della fama del colore, le azioni dei concorrenti. E di recente in Cina è stato perfino 'clonato' un Apple store... Se fate caso a quello che vedete nei reparti tecnologia dei vari grandi magazzini il bianco impera.
Nel tentativo di attirare più clientela le aziende scelgono il bianco per i loro nuovi gingilli tecnologici, nella speranza che passi lo stesso messaggio che negli anni si sono conquistati i prodotti Apple.
Prima non si vedevano in giro così tanti pc candidi, no?
Ormai, si potrebbe affermare che non è più la mela a simboleggiare il Gruppo di Steve Jobs, ma il suo colore.
A riprova della fama del colore, le azioni dei concorrenti. E di recente in Cina è stato perfino 'clonato' un Apple store... Se fate caso a quello che vedete nei reparti tecnologia dei vari grandi magazzini il bianco impera.
Nel tentativo di attirare più clientela le aziende scelgono il bianco per i loro nuovi gingilli tecnologici, nella speranza che passi lo stesso messaggio che negli anni si sono conquistati i prodotti Apple.
Prima non si vedevano in giro così tanti pc candidi, no?
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20 lug 2011
LA SCOPERTA (?) DEGLI E-BOOK
Alcune testate stanno scoprendo gli e-book. Un modo per capitalizzare la loro esperienza e i loro archivi.
Grandi inchieste e storie sulle quali si è lavorato molto vengono raccolte in libri elettronici che vengono poi venduti per pochi dollari.
Neanche c'è bisogno di dirlo, ma le prime testate a muoversi in questo senso sono in USA. Il Washington Post e ABC News hanno creato e pubblicato e-book sull'uccisione di Bin Laden. Il Boston Globe ha realizzato un e-book sul James Whitey Bulger, un gangster.
Ma il vero passo avanti forse non è la scoperta da parte delle redazioni ma da parte dei lettori. Ora hanno a disposizione, tabled, e-reader, computer, smartphone che non sono solo schermi in bianco e nero. L'elemento multimediale è entrato di prepotenza in questo mercato.
Chi legge un e-book, non si trova davanti solo parole da leggere, ma elementi multimediali diversi che rendono la lettura più coinvolgente. Si tratta di immagini, video, interviste audio...
Per le redazioni è un modo di mettere a frutto materiale che rimaneva a marcire negli archivi. Basta mettere insieme testi, video e foto che si hanno a disposizione, e scrivere un'introduzione ed ecco: l'e-book è pronto.
Solitamente è venduto fra uno e cinque dollari. E' più lungo di un articolo ma meno di un libro, intorno alla ventina di pagine.
Le spese per creare il libro e metterlo in vendita sono veramente basse e comunque vengono recuperate nel giro di pochi giorni. Immaginiamo poi, quando prenderanno piede davvero quali saranno le entrate per gli spazi pubblicitari...
Ma non sono solo le testate, ad aver scoperto la gallina dalle uova d'oro, ma anche molti scrittori emergenti e non, comunicatori, insegnanti che li utilizzano per vendere il loro lavori, senza dover sostenere grandi costi.
12 lug 2011
Il ramo secco di Murdoch
News of the World ha chiuso i battenti dopo 168 anni. Perchè il tabloid più pettegolo e venduto della stampa britannica non esiste più?
Non si può certo dire che abbia lasciato la scena a testa bassa, nella prima mattina di domenica scorsa, ultimo giorno di uscita del tabloid, era quasi introvabile.
È stato Rupert Murdoch, l'imprenditore dell'editoria, che probabilmente possiede la più vasta organizzazione media del mondo, ha decidere di chiudere il tabloid. Perchè? Ecco alcune interpretazioni.
Il motivo primario era tagliare il ramo secco, che avrebbe potuto portare a fondo l'intero impero e soprattutto compromettere la trattativa in corso con BSkyB.
Secondo motivo, il News of the World, aveva una grande readership, ma che stava diminuendo.
In più, non c'è paragone fra i guadagni che portano i mezzi televisivi dell'impero Murdoch rispetto a quelli delle edizioni stampate.
E ancora la paura per la fuga degli sponsor.
Insomma nessun intento moralistico o di condanna per le azioni fatte. Certo l'ammissione di colpevolezza c'è stata, ma in contemporanea con il completo appoggio alla super Rebekah Brooks che a sentir Murdoch era all'oscuro di tutto....
E ora che succederà, l'impero Murdoch subirà il colpo o basterà aver tagliato il ramo secco?
Non si può certo dire che abbia lasciato la scena a testa bassa, nella prima mattina di domenica scorsa, ultimo giorno di uscita del tabloid, era quasi introvabile.
È stato Rupert Murdoch, l'imprenditore dell'editoria, che probabilmente possiede la più vasta organizzazione media del mondo, ha decidere di chiudere il tabloid. Perchè? Ecco alcune interpretazioni.
Il motivo primario era tagliare il ramo secco, che avrebbe potuto portare a fondo l'intero impero e soprattutto compromettere la trattativa in corso con BSkyB.
Secondo motivo, il News of the World, aveva una grande readership, ma che stava diminuendo.
In più, non c'è paragone fra i guadagni che portano i mezzi televisivi dell'impero Murdoch rispetto a quelli delle edizioni stampate.
E ancora la paura per la fuga degli sponsor.
Insomma nessun intento moralistico o di condanna per le azioni fatte. Certo l'ammissione di colpevolezza c'è stata, ma in contemporanea con il completo appoggio alla super Rebekah Brooks che a sentir Murdoch era all'oscuro di tutto....
E ora che succederà, l'impero Murdoch subirà il colpo o basterà aver tagliato il ramo secco?
30 giu 2011
Google+ Project
Primo, si chiama Google Plus. Secondo, arriva, senza dubbio, dopo Facebook.
Premesso questo, l'ennesimo tentativo di Social Network del gruppo Google è arrivato e sembra interessante.
Al momento si tratta di una sperimentazione ad invito per pochi utenti.
Scorriamo insieme la presentazione di Google+ sul blog ufficiale di Google.
Scorriamo insieme la presentazione di Google+ sul blog ufficiale di Google.
"...le sfumature e la sostanza delle interazioni della vita reale si perdono nella rigidità degli strumenti online... la condivisione online è inefficace.. il nostro obiettivo è risolvere questo problema..." cosa cambia davvero rispetto a Facebook? non c'è molta umanità in più, sempre di online si tratta. Forse il carattere 'umanitario' sta nel sistema dei Circles che permette al sadismo umano di selezionare e dividere in gruppi le persone... Nonostante le ottime (e ben studiate) parole di presentazione rimane il fatto che non si possa 'umanizzare' una relazione online più di tanto.
A proposito di Circles leggiamo: "... le persone usano già delle circles (cerchie) della vita reale per esprimersi e per condividere esattamente ciò che vogliono con le persone giuste... basta creare un circle, aggiungervi delle persone e condividere le ultime novità..." Se funzionerà davvero, come si vede nel video, sicuramente superato il 'trauma' di classificare le persone ha il vantaggio di essere molto più semplice e immediato di FB. Il punto a favore di Google+ è che la privacy, sembra semplice da ottenere.
Sparks (spunti): " ...abbiamo notato che è ancora troppo difficile trovare e condividere le cose che ci interessano davvero.Così abbiamo sviluppato un motore per la condivisione online... aggiungete i vostri interessi e avrete sempre qualcosa da guardare leggere o condividere... con la giusta cerchia di amici..." Direi che si tratta di un newsfeed che potrebbe essere utile e, soprattutto contenere solo gli argomenti di interesse.
Hangouts: "... volevamo che gli incontri sullo schermo fossero divertenti, fluidi e casuali... l'incontro casuale con il video in diretta multi-utente, gli hangouts ti permettono di partecipare quando sei libero e trascorrere del tempo con i tuoi circles faccia a faccia..." Un vantaggio social in più rispetto a FB.
Mobile:" con Google+ puoi aggiungere la tua posizione geografica a ogni post. Ma puoi anche scegliere di non farlo..." Niente di nuovo all'orizzonte, direi.
Instant Upload: ".. caricamento istantaneo ogni volta che scatti una foto... ad un album privato... la rende disponibile su tutti i tuoi dispositivi. Pronta per essere condivisa come vuoi" Più veloce, con il vantaggio di decidere se condividere o meno. Meno tempo perso, bene!
Huddle: "mettersi d'accordo con gli amici... può essere davvero complicato nella vita... ha pensato un sistema di messaggistica di gruppo che permette a tutte le persone di un Circle di sapere cosa succede al momento giusto" Il vantaggio sta sempre nell'uso del circle, cioè nel poter decidere con chi dialogare. La messaggistica non rappresenta nulla di nuovo.
Credo, concludendo, che due siano le cose per cui proverei Google+: la possibilità maligna di rinchiudere in circles i propri amici/conoscenti/colleghi. Questo, se nei fatti corrisponderà alle parole lette, permetterà di avere la 'vera' privacy online ed eliminerà il problema profilo pubblico versus lavoro.
La seconda cosa è la funzione hangout, che è innovativa rispetto a FB, anche se forse nonne avevamo bisogno, dato che esiste già skype.
Per chi normalmente utilizza il proprio account google (account, gmail, google reader, feed etc...) è senz'altro un vantaggio. Se funzionerà, raggiungendo FB, lo supererà per il vantaggio di fare molte più cose da un solo account (chattare, condividere, parlarsi e vedersi...), ma prima deve guadagnarsi la fiducia di milioni di persone......
Che dite?
16 giu 2011
14 giu 2011
Italian Augmented Reality - IAR 2011
Giovedì 16 giugno si terrà a Milano la seconda edizione dell'Italian Augmented Reality - IAR 2011.
Si tratta dell'evento più importante nell'ambito in Italia. E' stato organizzato da Joinpad, startup italiana che sviluppa "nuove esperienze per gli utenti con le più innovative tecnologie, lanciando sul mercato i trend futuri. Accompagniamo i nostri clienti verso la leadership nel loro settore attraverso un approccio pionieristico fatto di nuove tecnologie, social network e la partecipazione attiva degli utenti" si legge sulla home del sito.
La Augmented Reality è la sovrapposizione di livelli informativi diversi (elementi virtuali e multimediali, dati geolocalizzati) all'esperienza reale. Gli elementi che "aumentano" la realtà possono essere aggiunti attraverso un dispositivo mobile, come uno smartphone, con l'uso di un PC dotato di webcam, con dispositivi di visione o di ascolto e di manipolazione (guanti VR) che aggiungono informazioni multimediali alla realtà già percepita "in sé".
L'evento pensato per il business, media e intrattenimento e per tutti i curiosi interessati. Sarebbe bello poterci essere... per chi potrà l'appuntamento è a Milano, nello spazio Torneria di via Tortona 32.
FACEBOOK&Co E IL QUORUM, SOLO MERITO LORO?
Oggi sul Corriere della sera, un articolo di commento sul fattore Facebook e web e il tam tam che ha mosso gli italiani verso il referendum.
Ma un po' di merito non va anche a Berlusconi?
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